Un Parco, un filosofo e un’idea

Un Parco, un filosofo e un’idea

Un Parco, un filosofo e un’idea





Invidio gli archeologi: sono gli unici che sanno far parlare le pietre; “quella fossa ci dice che c’era una fortezza…” – “quel mattone è l’indizio di una casa signorile ….” – “quel sasso dimostra che …”. Ma così, grazie a loro anche l’immaginazione può costruire i suoi voli e corredare di sembianze umane quel che resta di un passato che continua a parlarci dalla distanza di migliaia di tramonti.
Vuoi vedere che – issatosi su quel terrapieno – l’antico filosofo leontino Gorgia cercava di fissare, ancora fanciullo, i “pori” del sole da cui pensava fuoruscissero i raggi? Oppure: chissà se proprio in quel punto, abitato ormai solo da un ciuffo d’erbe selvatiche, s’incontravano le strade nelle quali i congiurati tesero la trappola a Ieronimo e lo uccisero! La vecchia Leontinoi sembra rivivere le sue tragiche alterne vicende, e il Parco Archeologico s’anima di antiche dispute tanto vicine nella loro intima sostanza a quelle contemporanee.
Il Parco Archeologico di Leontinoi, vicinissima all’odierna Lentini ma oggi nel territorio comunale di Carlentini, da cui si accede, sa ancora oggi trasmettere sensazioni e promuovere emozioni; gli difetta forse un’adeguata opera di informazione pubblica al di là del circondario, ma non gli mancano gli elementi di interesse per chi vuole ripercorrere, sotto il cielo e sopra i ruderi apparentemente inanimati, le testimonianze di aspre contese e i resti di passioni umane ancora urlanti, seppur calcificate in mura e pietre.
Leontinoi fu fondata, nel 729 o forse nel 751 a.c., da colonizzatori provenienti dalla città greca di Calcide; quasi certamente coabitarono in un primo momento con gli indigeni siculi, ma alla prima occasione favorevole si diedero da fare per scacciarli verso i colli vicini e poi assorbirli anche attraverso l’ibridazione di culti e riti.
Leontinoi era una città decisamente particolare: insisteva sui due colli contigui di San Mauro e Metapiccola, con case ed edifici abbarbicati sui pendii; a valle stava l’agorà; a sud una porta fortificata (oggi ben visibile) si apriva verso Siracusa; a nord, un’altra porta metteva in comunicazione con Katane ma soprattutto con le ricche messi dei campi leontini (oggi “Piana di Catania”).
Non ci si annoiava a Leontinoi: alleata – con poca fortuna – di Atene e delle altre città calcidesi di Naxos e Katane, doveva subire le continue prepotenze egemoniche di Siracusa; ne vennero disastri e deportazioni ricorrenti. Ma anche al proprio interno non c’era pace a causa delle lotte tra i democratici alleati di Atene e legati al commercio e all’allevamento; e gli aristocratici, spesso in combutta con Siracusa, legati al possesso della terra. Il filosofo Gorgia, esponente di spicco dei democratici, fu uno dei tanti esuli costretti a trasferirsi altrove.
Il Parco Archeologico nasce inizialmente per la passione e la cura (si chiama amore?) di un avvocato lentinese, Alfio Sgalambro, che fu Ispettore onorario per le Antichità e le Belle Arti; successivamente, grazie al lavoro tenace ed intelligente degli studiosi dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Catania, cui ha successivamente contribuito la Soprintendenza di Siracusa da cui oggi dipende, il Parco ha potuto raggiungere gli attuali livelli di interesse e fruibilità, tanto da costituire una meta di rilievo culturale.
In zona operano parecchie strutture ricettive di buon livello, agenzie di viaggi efficienti, e ristoranti che possono offrire piaceri integrativi di tutto rispetto, ma non è ancora strutturata un’interazione sistematica con il Parco Archeologico da cui tutto il sistema di accoglienza turistica potrebbe trarre beneficio.
 Tuttavia, un convegno di studi incentrato sulla “eredità di Gorgia” si svolgerà a Carlentini il 2 e 3 dicembre 2017, con relatori provenienti da diverse università italiane e straniere, intenzionalmente diretto, sulla scia dell’altro convegno internazionale svoltosi a Lentini nel 1983, a sollecitare gli impegni e le energie finalizzate allo sviluppo turistico-culturale della zona Lentini-Carlentini.

Filippo Motta